MOQUAS: un progetto per migliorare la qualità dell’aria interna dell’Università Cattolica

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Tra marzo e dicembre 2023, è nato un progetto di ricerca in collaborazione con l’Università Cattolica di Brescia, con l’obiettivo di indagare la qualità dell’aria negli ambienti chiusi e il suo impatto sugli spazi di apprendimento. Questo sforzo congiunto ha mirato a esplorare metodi e strategie per migliorare il benessere ambientale nelle istituzioni educative, diventando in seguito oggetto di una tesi di laurea condotta da uno studente.

Questa ricerca di tesi esplora il ruolo vitale della condivisione dei dati sulla qualità dell’aria interna (IAQ) nel migliorare la vita quotidiana universitaria, sottolineando come un ambiente salubre sia fondamentale per la salute e l’apprendimento degli studenti. Attraverso l’indagine nel campo delle comunicazioni ambientali urbane, si è indagato su come evidenziare e rendere prioritaria la qualità dell’aria all’interno degli edifici, con l’obiettivo di sviluppare strategie per aumentare la consapevolezza di studenti e personale.
La tesi dimostra che le università possono beneficiare economicamente e contribuire attivamente a iniziative di miglioramento della IAQ. L’attività di ricerca ha incluso un’analisi della letteratura scientifica e una raccolta dati empirica per valutare l’impatto della misurazione, del controllo e della divulgazione dei dati sulla qualità dell’aria, esplorando se ciò rappresenti un rischio di esposizione mediatica o un vantaggio competitivo per le istituzioni accademiche.

Il Progetto

Negli ultimi anni, la qualità dell’aria interna è diventata oggetto di interesse crescente per la comunità scientifica. Nonostante ciò, si nota una marcata carenza di studi focalizzati sulla comunicazione relativa a questo ambito. A differenza dell’inquinamento atmosferico esterno, che beneficia di un ampio corpus di pubblicazioni accademiche sulla comunicazione, l’inquinamento interno non ha ricevuto pari attenzione. L’analisi ha evidenziato che la ricerca in questo settore è ancora in una fase preliminare, dominata
da studi incentrati sul design e le tecnologie IoT per il monitoraggio dell’inquinamento, piuttosto che sugli aspetti comunicativi dell’inquinamento indoor.

Per colmare questa lacuna, lo studio si è basa non solo su ricerche direttamente legate alla comunicazione della qualità dell’aria interna ma anche su una metodologia proxy, prevedendo l’esplorazione di studi sulla comunicazione dell’inquinamento esterno, al fine di trarre implicazioni e strategie trasferibili anche al contesto interno.
Lo scopo principale della ricerca era duplice:

  • esaminare la possibilità di applicare le dinamiche di comunicazione dell’inquinamento esterno al contesto indoor
  • valutare i benefici derivanti dall’implementazione e dalla divulgazione di dati tramite il sistema di monitoraggio della qualità dell’aria interna per l’Università. In questo contesto entra in gioco Nuvap, fornendo all’ateneo i servizi e la strumentazione  necessaria per dar vita alla fase sperimentale di questo progetto di ricerca.

Fase di ricerca

L’analisi della letteratura esistente ha segnato l’inizio di questa indagine, mirando a comprendere le strategie di comunicazione precedentemente adottate e il loro effetto sulla percezione e sulla consapevolezza del pubblico. Questa fase iniziale ha messo in luce una limitata conoscenza dell’argomento da parte degli occupanti dell’Università, sottolineando l’essenzialità dell’educazione e della sensibilizzazione su questi temi. È stata poi ampliata la ricerca a documenti quali report aziendali, linee guida e interviste – pur non strettamente legati alla pubblicazione di dati sulla qualità dell’aria interna – per una comprensione più approfondita di vari aspetti correlati, inclusa l’analisi delle politiche sull’IAQ adottate da Università di rilievo internazionale e le Normative Europee e Nazionali.

In secondo luogo, è stata avviata una fase sperimentale per testare l’applicabilità delle scoperte scientifiche al contesto universitario. Questa osservazione empirica, realizzata tra marzo e maggio 2023, si è concentrata sulle abitudini di studenti, docenti e altri frequentatori delle strutture, allo scopo di valutare l’impatto delle loro azioni quotidiane sulla qualità dell’aria interna. Interviste informali hanno ulteriormente arricchito la comprensione della percezione della qualità dell’aria nei luoghi di studio.

Conclusa la fase osservativa, sono stati elaborati due sondaggi:

  • il primo indagava la percezione della qualità dell’aria interna e l’impegno dell’ateneo nel promuovere il benessere degli studenti, distribuito in due tempi per rilevare eventuali variazioni di percezione;
  • il secondo esplorava la consapevolezza sull’inquinamento interno e l’efficacia di diverse modalità comunicative nel mitigare fraintendimenti o reazioni negative.

I dati raccolti, confrontati con le evidenze emerse dalla revisione della letteratura, hanno permesso di delineare un quadro completo e dettagliato sulla tematica, contribuendo significativamente alla ricerca nel campo della qualità dell’aria interna.

 

I Risultati

I risultati dell’analisi hanno sottolineato dei paradigmi interessanti: contrariamente a quanto emerso da alcuni studi visionati nella fase di rassegna della letteratura accademica, nel contesto di questa ricerca, l’aria esterna è generalmente considerata più pulita e salutare rispetto a quella interna. Questa impressione sembrerebbe derivare però da alcuni aspetti della vita quotidiana, come la polvere che si deposita, i profumi intensi di cibi speziati, il sudore e l’odore di sigarette, e non tanto dalla presenza, effettiva o ipotetica, di specifici agenti inquinanti indoor.

 

Inoltre, è emerso che il modo in cui le informazioni sono presentate ha un impatto significativo sulla loro ricezione. Si è notato che il colore blu è spesso associato a un’idea di “aria pulita” più del verde, mentre l’utilizzo di indicatori basati su colori semaforici può provocare reazioni eccessive: un allarme rosso genera un’inutile ansia, mentre il verde tende a generare una falsa sensazione di sicurezza, nonostante il fatto che un rischio zero non esista.

È stato inoltre evidenziato come i dati numerici, se presentati senza una formazione adeguata o un contesto chiaro, possano essere difficili da interpretare e portare a malintesi. La rilevazione di inquinanti che superano i limiti consigliati può causare panico ingiustificato tra gli occupanti di questi spazi, i quali faticherebbero a comprendere la reale gravità del superamento dei limiti raccomandati.

Questa situazione sottolinea l’importanza di fornire un contesto e una formazione adeguata per interpretare correttamente i dati ambientali e mitigare le reazioni eccessive.

Conclusioni

Sul fronte teorico, si è constatato che le strategie di comunicazione applicate all’inquinamento atmosferico esterno possono essere efficacemente trasferite anche al contesto dell’inquinamento indoor. Per quanto concerne le motivazioni che dovrebbero incoraggiare le Università a implementare e divulgare dati tramite sistemi di monitoraggio della qualità dell’aria, emergono chiari i benefici di tale azione. L’adozione di sistemi di monitoraggio che identificano le fonti di inquinamento, la presentazione dei dati in modo trasparente e personalizzato, insieme all’avvio di iniziative educative sull’inquinamento interno, si rivelano opportunità significative per l’Università Cattolica, ma questo varrebbe anche per gli atenei in generale.

I vantaggi si manifestano sia a livello fisico, migliorando l’attenzione verso la salute di studenti e personale attraverso la valutazione e la correzione dei livelli di inquinamento interno, sia a livello simbolico, poiché la trasparenza nella condivisione dei dati sull’IAQ può posizionare l’Istituto come il primo in Italia ad optare per una decisione di tale portata nel contesto nazionale, conferendogli un vantaggio strategico e garantendo ampia visibilità mediatica.

Oltre a ciò, migliorare la qualità dell’aria interna incrementa il valore percepito dell’istituzione da parte degli stakeholder, promuovendo un ambiente di apprendimento sicuro e sano. Questo non solo eleva il benessere di chi frequenta gli spazi educativi, ma posiziona anche l’Istituzione come un leader consapevole e all’avanguardia nel settore della sostenibilità sociale.

(Articolo di Gabriele Beretta, studente dell’Università Cattolica di Brescia)

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